Il quadro europeo del biogas e del biometano
Il panorama europeo del biogas e del biometano è un mosaico di esperienze, strategie e tassi di adozione molto diversi. L’Europa occidentale ha maturato modelli consolidati, economie di scala e mercati dei certificati relativamente strutturati. I Paesi dell’Est presentano ancora un grande potenziale non sfruttato, accompagnato però da ritardi infrastrutturali e dalla necessità di politiche di sostegno più coerenti. Capire queste differenze è fondamentale per chi progetta politiche, investe in impianti o vuole integrare la produzione energetica nei sistemi agricoli locali. In Francia il percorso è stato prudente e graduale, caratterizzato da strategie che mirano a evitare gli errori del passato. Gli incentivi sono stati tarati per privilegiare l’uso di sottoprodotti e reflui rispetto a colture dedicate, e la diffusione degli impianti ha seguito una logica territoriale che cerca di integrare il biometano nelle catene del valore locali. Le officine tecnologiche francesi e le cooperative agricole si sono concentrate su impianti modulari di media taglia, pensati per essere replicabili e per ridurre i rischi di concentrazione. L’approccio ha favorito una crescita sostenuta ma controllata, con un’attenzione particolare alla qualità del digestato e all’accettabilità sociale. La Francia ha puntato inoltre su progetti pilota per l’utilizzo del biometano nella mobilità e su terminali di distribuzione locale, mettendo in connessione produzione agricola e domanda industriale. La Germania rappresenta invece il mercato più maturo e avanzato in Europa per il biogas. Qui la tecnologia è profondamente radicata nell’economia agricola e le soluzioni impiantistiche sono molteplici e sofisticate. La lunga esperienza tedesca ha consentito la sperimentazione di diversi modelli, dal piccolo impianto rurale integrato fino alle grandi unità industriali. Le politiche di sostegno, la diffusione di standard tecnici e l’efficiente rete di consulenza tecnica hanno favorito la professionalizzazione dell’intero settore. Negli ultimi anni la Germania ha spinto in misura consistente sulla conversione degli impianti verso il biometano e sull’integrazione con il mercato dei certificati di origine, rendendo possibile la vendita del gas rinnovabile su base contrattuale anche a clienti industriali e della mobilità. La capacità tedesca di coniugare innovazione, formazione tecnica e accesso al credito è stata determinante per la sua leadership. La Spagna ha invece attraversato una traiettoria più altalenante, influenzata dalla frammentazione del tessuto agricolo e dalle specificità climatiche. I divari regionali sono più evidenti e la diffusione degli impianti è avvenuta a macchia di leopardo. Negli ultimi anni però si è assistito a una crescente attenzione, supportata da riforme normative e da programmi di incentivo che promuovono il biometano per la mobilità sostenibile, in particolare nel settore dei trasporti pesanti e del trasporto pubblico regionale. Alcuni progetti innovativi mirano a creare hub territoriali dove gruppi di aziende agricole condividono impianti e piattaforme logistiche, superando così il vincolo della dimensione aziendale e ottenendo economie di scala. Nei Paesi Bassi il settore è caratterizzato da un alto grado di automazione e da un focus marcato sulla qualità del digestato come prodotto commerciale. Gli impianti spesso sono di taglia medio-piccola ma tecnologicamente avanzati, con sistemi di monitoraggio e gestione molto sofisticati che permettono di massimizzare la resa e la qualità dei sottoprodotti. L’attenzione olandese alla normativa ambientale e agli standard qualitativi ha favorito una filiera del biogas integrata e orientata all’efficienza, con particolare cura nella gestione delle risorse idriche e nella mitigazione degli impatti locali. Nel blocco dei Paesi dell’Est, la situazione è molto diversificata ma accomunata da un potenziale elevato. Romania, Ungheria, Polonia e altri Stati dell’Europa centrale e orientale dispongono di estensioni agricole e di scarti zootecnici che renderebbero economicamente interessante lo sviluppo di impianti di biogas. Tuttavia, la diffusione è stata rallentata da vincoli infrastrutturali, dalla limitata diffusione di servizi finanziari su misura e da un livello di standardizzazione tecnica meno elevato. In questi Paesi la pressione per ridurre la dipendenza energetica e per migliorare la sostenibilità agricola sta spingendo verso l’adozione di politiche mirate, ma spesso manca ancora una piattaforma di coordinamento che renda efficaci gli incentivi. In Romania, ad esempio, l’interesse verso il biometano è cresciuto sia per ragioni energetiche sia per la potenziale valorizzazione delle vaste risorse agricole. Le iniziative tendono a concentrarsi su progetti di media taglia e su modelli associativi, dove più aziende si uniscono per realizzare impianti condivisi. In Ungheria il quadro legislativo si è aperto negli ultimi anni a strumenti di sostegno, ma la capacità amministrativa di accompagnare i progetti e la formazione tecnica rimangono elementi su cui investire. In Polonia la dinamica è simile: grandi potenzialità ma la necessità di infrastrutture logistiche e di una rete di consulenza tecnica capillare per ridurre i rischi di progetto. Un tema comune a tutta Europa riguarda la standardizzazione e l’interoperabilità. Paesi con mercati già maturi hanno sviluppato sistemi affidabili di tracciabilità del biometano e mercati dei certificati relativi alle Garanzie di Origine, consentendo ai produttori di monetizzare il valore ambientale del gas. Per i Paesi in ritardo, l’adozione di standard internazionali e la partecipazione a reti di cooperazione tecnica rappresentano leve fondamentali per accelerare l’installazione di impianti e l’accesso ai mercati. Un altro elemento che emerge dal confronto europeo è l’importanza dei cluster territoriali. Dove si è consolidata la pratica di aggregare risorse, competenze e investimenti a livello locale, la diffusione degli impianti è risultata più rapida e sostenibile. Questi cluster permettono di superare il limite della dimensione aziendale, distribuendo costi e benefici tra più soggetti e creando al contempo una filiera territoriale del biometano che coinvolge servizi di assistenza, industrie locali e reti di distribuzione. Infine, la cooperazione fra Paesi può giocare un ruolo chiave. Lo scambio di best practice, l’adozione comune di standard tecnici e la creazione di mercati paneuropei dei certificati possono favorire la crescita complessiva del settore. Per i Paesi con minore esperienza, inserire i propri progetti in catene del valore transnazionali può rappresentare una strada rapida per attrarre investimenti e per garantire mercati di sbocco affidabili.