Anche nel mondo agricolo, come in altri settori della meccanica industriale, si fa sempre più urgente la necessità di adottare motorizzazioni a basso impatto ambientale. Sebbene il motore diesel rimanga ancora centrale, l’attenzione si sposta progressivamente verso soluzioni a zero emissioni, come l’elettrico e l’idrogeno. Questa transizione non è solo il frutto dell’innovazione tecnologica, ma è anche spinta da regolamentazioni sempre più stringenti, incentivi europei alla sostenibilità e un chiaro cambio di paradigma nei consumi energetici globali. In risposta, le grandi case costruttrici – soprattutto in India e Cina – stanno già investendo in modo importante su questi due fronti. Ma qual è il carburante del futuro per la trazione agricola? Elettrico o idrogeno? Oppure una combinazione di entrambi?
L’elettrificazione delle macchine agricole sta seguendo due principali direttrici: da un lato lo sviluppo di motori completamente elettrici, dall’altro l’integrazione di motori elettrici ausiliari in abbinamento ai tradizionali motori a combustione. Questa duplice via si è resa necessaria per superare i limiti ancora presenti nella tecnologia attuale, soprattutto quando si parla di potenze elevate e di utilizzi gravosi tipici del settore agricolo. Il limite principale? La densità energetica delle batterie, ancora troppo bassa per garantire lunghe ore di lavoro in applicazioni ad alta potenza. Per i trattori di piccole dimensioni, i pacchi batteria risultano più facilmente gestibili, ma per i mezzi di grandi dimensioni il peso e l’ingombro diventano critici. Alle principali fiere di settore dedicate alla meccanizzazione agricola, Agritechnica in primis, si è potuto osservare come, accanto ai nuovi motori elettrici, siano state presentate batterie progettate specificamente per il settore off-highway. Si tratta di soluzioni che puntano a garantire una migliore efficienza energetica, una maggiore durata e un'integrazione più agevole all'interno dei veicoli, senza incidere eccessivamente sul peso complessivo o sulla distribuzione dei carichi. L’evoluzione tecnologica in questo campo è, quindi, potenzialmente rapidissima ma la piena elettrificazione dell’agricoltura richiederà ancora parecchio tempo, soprattutto per quanto riguarda le macchine di media e alta potenza, che rappresentano il cuore operativo di molte aziende agricole. I contesti più pronti per l’elettrico?
In questi casi, le potenze richieste sono moderate, le distanze contenute e l’autonomia limitata non rappresenta un problema insormontabile.
Nel discutere l’impiego dell’elettrico o dell’idrogeno in agricoltura, è fondamentale chiarire perché l’attenzione si focalizza sui trattori specializzati per vigneto e frutteto, piuttosto che su quelli da pieno campo. Questi trattori compatti operano in contesti in cui la manovrabilità, le dimensioni contenute e le potenze richieste (generalmente inferiori a 100 kW) rendono più praticabile l’introduzione di tecnologie alternative alla propulsione diesel, come le batterie o le celle a combustibile a idrogeno. A differenza dei trattori da pieno campo, che richiedono elevate potenze per lunghi turni di lavoro e operano spesso lontano da infrastrutture energetiche stabili, i trattori compatti sono più compatibili con i limiti attuali di autonomia e tempi di ricarica o rifornimento. Inoltre, questi mezzi trovano impiego anche al di fuori dell’ambito strettamente agricolo, ad esempio nei servizi municipali o nella manutenzione stradale di aree urbane, dove le normative sulle emissioni sono più stringenti e dove è più facile integrare sistemi di ricarica elettrica o produzione e stoccaggio locale di idrogeno. Le loro dimensioni ridotte, l’uso intensivo ma limitato nel tempo e lo stretto legame con ambienti a elevata sensibilità ambientale li rendono candidati ideali per l’adozione precoce di carburanti alternativi. Anche l’elettrificazione dei trattori compatti specializzati presenta ancora alcune criticità. Le batterie devono avere dimensioni contenute per non compromettere l’agilità e la manovrabilità, caratteristiche essenziali tra i filari o in spazi ristretti. Tuttavia, ciò comporta un’autonomia limitata, che rende difficile garantire l’intera giornata di lavoro senza pause per la ricarica. Anche l’infrastruttura di ricarica rappresenta un ostacolo: non tutte le aziende agricole dispongono di energia elettrica sufficiente, né di impianti dedicati alla ricarica rapida, soprattutto nelle aree rurali meno sviluppate. Per superare queste limitazioni, tipiche dei trattori compatti, è l’idrogeno ad avere più possibilità di sviluppo rispetto l’elettrico. L’impiego di celle a combustibile consente una maggiore autonomia e tempi di rifornimento simili a quelli dei trattori a gasolio. I trattori compatti specializzati a idrogeno, pur rimanendo prototipi o progetti pilota, offrono un compromesso tra emissioni zero e operatività agricola, senza sacrificare potenza o durata.
Non solo agricoltura: le municipalizzate e i servizi di manutenzione urbana rappresentano un’opportunità concreta per l’elettrificazione. Qui, i trattori compatti a zero emissioni possono:
Le distanze brevi, le infrastrutture esistenti e le normative più restrittive creano un ecosistema ideale per sperimentare carburanti alternativi in modo efficiente.
Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata una priorità anche in agricoltura, soprattutto in quei segmenti ad alto valore aggiunto – come la viticoltura biologica – dove l’impatto ambientale si traduce direttamente sulla qualità del prodotto finale. Tra i filari dei vigneti, l’obiettivo “zero emissioni” non è solo una scelta etica, ma una strategia concreta per valorizzare le produzioni. Ed è proprio qui, nei contesti più delicati, che emerge una delle sfide più urgenti: ripensare la trazione agricola nelle lavorazioni quotidiane. I trattori compatti specializzati, storicamente alimentati a diesel, oggi sono sotto osservazione per le emissioni di CO₂ rilasciate durante attività come la gestione del suolo, delle patologie e dei parassiti.
L’alternativa? L’elettrificazione. E su questo fronte, si delineano due approcci complementari già al centro di sperimentazioni concrete:
Due tecnologie diverse, ma entrambe perfettamente in linea con le esigenze di una viticoltura sostenibile e innovativa.
Immaginiamo un vigneto da 20 ettari che richiede circa 800 ore annue di lavoro con un trattore da 100 kW. Se si scegliesse la strada dell'autonomia energetica con pannelli solari, servirebbero circa 519 m² di pannelli per un sistema a batteria contro 1429 m² di pannelli per un sistema a idrogeno, a causa delle perdite di efficienza. E in termini di stoccaggio? Per tre giorni di autonomia il sistema a batteria richiederebbe oltre 26 tonnellate di batterie, occupando quasi 28 m³. Il sistema a idrogeno necessiterebbe di soli 131 kg di idrogeno e 5,5 m³ di spazio. Infine, la questione dei costi. Anche sotto questo aspetto, l’idrogeno riserva sorprese interessanti: secondo le stime, i costi annui legati al sistema di produzione dell’idrogeno potrebbero risultare fino a cinque volte inferiori rispetto a quelli delle tecnologie basate su batterie elettriche. In pratica entrambi i sistemi avrebbero vantaggi e limiti. Le batterie sarebbero più efficienti e adatte a contesti con accesso facile alla rete elettrica. L’idrogeno, invece, avrebbe più potenziale nei contesti dove il peso e lo spazio sono un vincolo critico, come tra i filari di un vigneto. La scelta dipenderebbe da variabili quali l’infrastruttura disponibile, dallo spazio aziendale e dall’evoluzione dei costi negli anni a venire. Sussistono insomma ancora importanti variabili da considerare. ma una cosa è certa: il futuro della viticoltura sostenibile passa per l’abbandono del diesel e per l’adozione di soluzioni pulite e intelligenti. Parlare quindi di elettrico o idrogeno come tecnologia vincente sulla trattoristica, pur specializzata è ancora prematuro. Se ci si fermasse alla sola esperienza del settore automotive, dove l’idrogeno fatica ancora a imporsi, molti sarebbero portati a convincersi che il vero futuro su questi mezzi non possa che essere l’elettrico. Tuttavia, i limiti delle attuali batterie (in particolare la densità energetica) rendono difficile equipaggiare i trattori compatti per un’intera giornata di lavoro senza ricarica. In ogni caso, nessuna transizione sarà possibile senza infrastrutture adeguate: stazioni di rifornimento, reti energetiche efficienti e filiere sostenibili di produzione. E questo, nel mondo agricolo, rappresenta ancora una delle sfide principali. La domanda è una sola: quando arriveranno i trattori “verdi”? Gli esperti concordano: serviranno almeno 5-10 anni prima che l’idrogeno (o altre fonti alternative) possa garantire potenza, autonomia e robustezza per tutte le condizioni operative in campo aperto. Nel frattempo, prima l’ibrido e poi l’elettrico – in tutte le sue forme – rappresentano quasi sicuramente una fase di transizione realistica e concreta.